Medole - Guida Turistica

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La torre civica
 Con i suoi tre lati murati ed il quarto aperto per terzi la torre scudata rappresenta l'unica testimonianza del "Castrum Medulae" giunta fino ai giorni nostri. Un documento del 1020 dice il castello di Medole in possesso del conto Bonifacio di Verona ma qualche studioso ne fa risalire l'origine se non addirittura il potenziamento di una rocca più antica a prima del 1000, a difesa del borgo contro le frequenti incursioni di ungheri e saraceni.
 L'anno 1090 vede il castello di Medole i possesso del conte Uberto di Parma, figlio di Arduino del ceppo matildico. Si succedono nel possesso del castello Ezzelino da Romano, i Visconti, gli Scaligeri, nuovamente i Visconti, forse Venezia e infine, nel 1404, Caterina, la vedova di Gian Galeazzo Visconti locede ai Gonzaga. Nel 1543 il castello ha rilevante importanza, tale da poter ospitare l'imperatore Carlo V di passaggio col suo seguito. In questo periodo forse, od a cavallo tra il 1400 ed il 1500, si diede al complesso l'aspetto urbanistico ancor oggi visibile con le costruzioni nel recinto delle mura, la torre a pianta quadrata dalle possenti travature in legno a visti sul lato aperto prospettante a sud sopra il recinto difeso e l'imposta dell'orologio che guarda a nord verso il borgo abitato. Il castello di Medole seguì le alterne e controverse vicende del casato Gonzaga passando dai signori di Mantova a quelli di Castiglione all'inizio del 1600.
La chiesa parrocchiale
 Nel cuore del paese, su un dosso naturale a sud della Marchionale, sorge il complesso architettonico della parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta. Avanzi gotico-romanici e resti di continue trasformazioni sono inglobati in un impianto barocco con reminiscenze tardo-rinascimentali. Progetto steso nella prima metà del 1700 dal lonatese Paolo Soratini (1680-1764) abate, architetto di chiarissima fama.
  La Pala di Tiziano Vecellio "Il Risorto appare alla Madre" al centro dell'abside, dietro l'altare maggiore, la tela con la sua forza luminosa inonda tutto il tempio dirompente dai limiti segnati dalla cornice che al contiene. Tiziano (Pieve di Cadore 1490 ca. - Venezia 1576) dipinse quest'opera in tardissima età e se non vi profuse i vigorosi accenti coloristi di pere giovanili, riuscì a permeare quell'opera di un ardente sentimento cristiano.
 La potente figura del cristo risorto e la Vergine in ginocchio sono in mistico colloquio.
 Il filo ideale che collega gli sguardi e l'atteggiamento stupendo delle mani di entrambe le figure, parlano per sottintesi. Le figure alle spalle del Cristo: Noè. Abramo, Adamo portacroce ed Eva contribuiscono così come la bella ogiva di cherubini, a rendere un effetto di grande, austera spazialità. Opera di altissimo prestigio, unica nel mantovano, la pala tizianesca condensa in se i caratteri della celeberrima "Scuola veneta". La tela venne esposta nel 1935 a Cà Pesaro in Venezia per la grande mostra del Maestro e nel 1974 a Palazzo Ducale di Mantova nella rassegna dedicata ai "Tesori d'arte nella terra dei Gonzaga". Tra verità documentate e leggende popolari la pala tizianesca della parrocchiale di Medole si offre alla ammirazione dei visitatori fin dalla seconda metà del 1500.
 Il Gruppo Statuario Mazzoniano attribuito a Guido Mazzoni (1440/50-1518) meglio conosciuto come Modanino è un chiarissimo esempio di popolare e schietto realismo che si rifà alla maniera dei "mortori" emiliani del tardo quattrocento.
 Otto figure a grandezza quasi naturale di terracotta dipinta.
EX-MONASTERO DELL'ANNUNCIATA
  A sud di Medole, al confine con Castel Goffredo, sulla vecchia strada del Lodolo, si trova l'Annunciata. L'ex convento agostiniano raccolto entro un'alta cinta muraria conserva intatta l'atmosfera arcana, suggestiva, tipica degli eremi. Fin dalla metà del 1400 esisteva nella stessa località un piccolo oratorio dedicato alla Beata Vergine. I Padri Agostiniani fondarono un convento ed una chiesa più grande che fu detta dell'Annunciata. La storia assegna a questo luogo di preghiera e di culto presenze illustri, da quella di Paolo di Bergamo (1543) che dona alla chiesa un breviario legato in argento e scritto in pergamenta, a San Luigi Gonzaga (1568-1591) che ripetutamente, in sua vita, si reca all'Annunciata per venerare Nostra Signora, I Gonzaga di Mantova, quelli di Castel Goffredo e di Castiglione-Medole-Solferino diedero lustro con le loro visite a questo luogo mariano. D'altra parte il sito già in pieno rinascimento godeva di grande fama. Ebbe vita fino alla fine del 1792 allorquando fu sopresso per decreto dell'imperatore Giuseppe II. La chiesa rimase aperta al culto fino ai primi anni del 1800. Ora dell'antico edificio non rimangono che due mura e qualche capitello. Poco discosto, nel 1851, venne eretto un nuovo oratorio. Il complesso monastico invece, acor ricco di testimonianze murarie e dipinte, dopo anni i oblio e di silenzio sta tornando a nuova vita grazie ad oculati interventi che la proprietà conduce con opere di restauro e risanamento. L'Annunciata, arcana, mistica e solare si sta rianimando.

Pieve Romanica
 A nord-est del paese, sui ferretti della piana che lambisce le ultime colline dell'anfiteatro morenico del Garda è sita la Pieve di Santa Maria, piccola chiesa ad una sola navata con abside sporgente e campanile, originari dell'XI secolo.
 L'edificio, rimaneggiato in varie epoche, sfoggia elementi di notevole rilevanza architettonica in virtù dei quali viene annoverato fra i più significativi impianti di tipo romanico in terra mantovana. L'interessante paramento murario e l'intero costruttore ricco di elementi caratteristici d'epoca rispecchiano nel disegno e nella tecnica costruttiva quelli adottati in numerose chiese rurali romaniche del veronese e soprattutto del bresciano. L'essenzialità della linea e l'equilibrio delle partiture architettoniche conferiscono all'edificio una misurata proporzione.
Palazzo Ceni
 Vincolato alla tutela monumentale e recente oggetto di interesse anche del FAI , il Palazzo Ceni sorge a lato della chiesa Parrocchiale. La facciata esterna del palazzo risale al 700 ma le origini sono molto più antiche. Al centro un artistico portale tutto in marmo finemente lavorato. Lo stemma sopra il portale conferma l'antica nobiltà dei Ceni discendenti dal grande poeta Ascanio De Mori da Ceno, coltissimo letterate prosatore in intimi rapporti con Torquato Tasso.
Palazzo Minelli
 La sua imponente struttura architettonica ha un preciso richiamo all'origine neoclassica della fine 700. La facciata esterna, dalla linea semplice e contenuta, il balcone e l'ingresso centrale a volta, in marmo bianco ne presentano tutte le caratteristiche. All'interno uno spazioso cortile con ampie cantine ed avanzi delle vecchie scuderie, tracce evidenti dell'antico Casato. Il maestoso edificio è stato ceduto in dono alla comunità parrocchiale di Medole. Nel palazzo infatti trovano idonea ed adeguata sistemazione gruppi parrocchiali, culturali, e tutto quanto di pubblica utilità in favore della cittadinanza medolese, in particolare delle gioventù e delle famiglie.
 I portali marmorei medolesi sono riconosciuti come una peculiarità architettonica del luogo. Costruiti nel XVII, XVIII e XIX secolo con marmo bianco sono espressione dell'alto grado di civiltà e della sensibilità artistica locale. Le "opere" sono per lo più blasonate e il loro disegno fortemente differenziato in ogni singolo esemplare. La matrice lombarda ne è il motivo informatore anche se abbondano rilievi marmorei settecenteschi che presentano forme flessuose e ricercate nonché sagome finemente modanate proprie del gusto rococò. Ad accrescere la prestigiosità dei portali concorrono, in moltissimi casi gli originali portoni e le artistiche bussole in legno che li completano.